Questione d’identità

Sibsāgar Camminavo scalza e a passo felpato per la mia mansarda , apprezzando le mattonelle fresche , tipiche delle case mediterranee , sotto i miei piedi. Fuori , madidi vigneti si estendevano giù per la collina , scomparendo nella foschia e dietro di questi la silhouette di Ischia si ergeva dal cangiante Mar Mediterraneo. Il sole non aveva ancora raggiunto il suo zenith ed un vento fresco soffiava attraverso le finestre aperte , portando con se l’odore del caffè espresso italiano. Attirata in cucina , riempii una piccola tazza di porcellana dalla caffettiera fumante e feci un sorso del denso infuso amaro ,gustandomi l’aroma ricco che resta in bocca almeno 30 minuti dopo la sua ingestione. Questo è il caffè al meglio del suo gusto e i napoletani lo sanno. Anche solo ad un’ora fuori da Napoli , il gusto cambia in qualcosa di ordinario. Il segreto è nell’acqua e nella perfetta altitudine , i napoletani potrebbero raccontarlo con sfacciato orgoglio.
Il mio girovagare per il mondo mi ha condotto qui nel Sud Italia , dove le persone sono tanto calorose e passionali quanto le labbra brucianti del sole che bacia la loro terra. La comune sregolatezza di questo paese ha attratto la ribelle che è in me , il caos organizzato era decisamente da terzo mondo ,tanto che le sue qualità incasinate mi sembravano familiari , rassicuranti , quasi come casa.
Se solo sapessi dove fosse.
“Da dove vieni?” E’ la più normale , stupida domanda che più mi terrorizza ,per la tediosa conversazione che inevitabilmente segue . La mia bocca inizia la solita routine , aprendo e chiudendo le labbra ,non sapendo cosa pronunciare , imitando un pesciolino rosso fino a sputar fuori uno sconcertante “ A dir la verità…non lo so “
“ Oh andiamo ! Ovvio che lo sai ! Tutti vengono da qualche parte”.
“ Io no “
“ Seriamente. Qual è la tua nazionalità ? “
“Tedesca”
“ Quindi sei tedesca . Quale parte della Germania?”
“Non lo so . Non ho mai vissuto li . Ho preso la nazionalità di mia madre “
“Dove sei nata allora?”
“In Grecia, ma non ho mai vissuto nemmeno lì “
“ Quindi , dove sei cresciuta?”
“Ovunque . In più di 30 paesi in Asia , Africa e Europa.”
A questo punto si raggiunge un divertente accordo “ Mmmm, credo davvero che non vieni da nessun posto !“
A Napoli sono stata fortunata.Poichè la maggior parte dei napoletani sono vittime dell’idea ,post seconda guerra mondiale, che tutti gli stranieri che parlano inglese siano Americani , sono felicemente sollevata da ogni incombente domanda sulle mie origini. Con gli amici, di non lungo termine ,e con i conoscenti ,di solito sono indicata con la vaga distinzione di “straniera”, mentre domande sulla mia casa e la mia identità sono evitate perché “ ciò che non può essere compreso deve essere ignorato in silenzio”.
Scolandomi l’ultimo sorso di caffè , mi lasciai cadere sul divano di fronte al mio computer per controllare le mie mail, come ogni mattina. Ma non c’era niente di ordinario nelle news in quel giorno di Maggio del 2010.
“ La setta è morta “ . Erano le parole che avevo aspettato per 5 anni , 4 mesi e 24 giorni , ma niente mi avrebbe potuto preparare per quel momento . Su internet c’era fermento su questa notizia. Il mondo ,che è stato la mia casa per i primi 23 anni della mia vita , si era auto-distrutto, implodendo su se stesso, e presto non ne sarebbe rimasto niente di riconoscibile . Sentii un silenzio reverenziale , ed una esultanza di vittoria post battaglia. Mi sentii triste , come una creatura che scopre che l’ultimo della sua specie si è estinto e di aver contribuito alla loro estinzione.
I miei fratelli e sorelle, che erano ancora nella setta, erano ora liberi di avere un’educazione, liberi di scegliere il loro futuro e di realizzare il loro massimo dalla loro vita . Cercai d’immaginare cosa hanno sentito i miei genitori vedendo il loro sogno dematerializzato , consapevoli che i loro stessi figli erano responsabili per aver distrutto il mondo costruito con duro lavoro. The Children of God, convertito in The Family International ,era una setta apocalittica , e tutto ciò per il quale i miei genitori sono vissuti era la sola redenta fede che quando questo mondo sarà finito sarebbero stati ricompensati, per i loro sacrifici ,nel prossimo.
Cos’hanno dimostrato per più di quarant’anni di risoluta dedizione ? Oltre ai loro migliori anni della giovinezza passati a lottare per le idee di un megalomane, restano oggi , in età avanzata, senza soldi , pensione, sistema previdenziale , e supporto della propria famiglia. Sofferenze e perdite sono state le loro uniche ricompense. Dove una volta provavo rabbia per le loro scelte di vita , oggi c’è un senso di distaccata pietà. Quante vite hanno distrutto seguendo un’illusione?
La decisione dei miei genitori di unirsi a The Children of God continua ad avere effetti sulle vite dei miei fratelli e su di me oggi eppure , per quanto fossi infastidita dalla natura della mia educazione , era comunque una sorta d’identità. Nella buona e nella cattiva sorte , erano le mie origini , la sola casa che conoscessi. ‘Casa’ non era un paese , un appartamento, o una città; non era neanche una persona. ‘Casa’ era un gruppo , un’identità collettiva che parlava lo stesso linguaggio ,aveva il proprio gergo, cantava le stesse canzoni , seguiva lo stesso sistema di credo, e fin quando parlavi , cantavi e pensavi allo stesso modo , gli appartenevi.
Anche quando lasciai , il lottare contro le pratiche distruttive del gruppo divenne un’altra convalida della mia identità. Ora mentre guardo tutti i resti smantellati di The Family International davanti a me , un senso di disturbo mi destabilizza come un pugno nello stomaco . Questo è quello che volevo, dopo tutto. Il mio lavoro , e di altri come me , in tutti questi anni .
Malgrado tutto, anche se The Family era un abominio, ha agito come una specie di fulcro, il mio centro di gravità,sempre li come un concorrente, un rivale che è stato con me per cosí a lungo che la sua perdita era devastante quanto quella di un vecchio amico.
Non appartengo a nessun posto. Un pianeta senza un sistema solare. Un vagabondo senzatetto. Chi sono , senza un’identità? Cos’è la casa , se non un posto e una persona?
Sono diventata una della generazione perduta?
Come l’ultima di una specie che va verso l’estinzione, molti ex-Family kids hanno paura di dimenticare ed essere dimenticati. La nostra sola identità collettiva era svanita , cosí noi cerchiamo e ci attacchiamo a qualsiasi cosa sia rimasta. Con una storia cosí tangibile quanto un sogno ad occhi aperti , ci cerchiamo su internet , scambiandoci storie e slogan stupidi come i bambini si scambiano figurine , disperati nel confermare che i nostri ricordi sono reali , che esistono . Diventiamo amici con persone che non conoscevamo e ci aggrappiamo alla loro amicizia per ragioni non migliori che un passato comune. Come i superstiti di Hiroshima , stiamo vicini l’un l’altro nelle ceneri della nostra ex nazione, trovando conforto nella comune deturpazione della nostra infanzia. Piaccia o meno , il posto dal quale veniamo asserisce parte della nostra identità.
Negli ultimi tre anni , dal successo del mio primo libro Not Without My Sister, scritto con le mie due sorelle , ho girato il mondo numerose volte , incontrato gente di ogni razza ed estrazione sociale. Durante i miei viaggi ho scoperto che la storia della mia famiglia non è unica , ma è comune a milioni di persone intorno al mondo . Questo mi indusse ad una domanda : “ Le sette sono davvero un fenomeno sociale che riguarda una minoranza suscettibile di individui, o sono una manifestazione inevitabile di una propensione naturale nascosta al centro di ogni essere umano?” Dando una scelta, tra la solitudine di un Übermensch di Nietzsche o l’essere conforme ad un gruppo , la maggioranza sceglierebbe sempre l’ultima ?
Le radici del cultismo sono diffuse sotto la superficie della società, toccando quasi ogni aspetto delle nostre vite. Il controllo del pensiero e la manipolazione sono usate dai governi , imprese e agenzie di marketing , tanto quanto i guru , i leader religiosi e i narcisisti . Quanto più vedo le sue manifestazioni in gruppi religiosi e/o terroristici , militari e anche di controllo familiare , tanto più divento incline alla solitudine.
Una volta che hai rigettato tutto quello che era la tua vita , messo da parte tutto quello che conoscevi , perso ogni cosa che amavi , in cui credevi e in cui vivevi; una volta che hai estirpato e rivoltato contro la tua identità , non hai più niente da perdere. Non avere più la paura di perdere è la più grande auto emancipazione, e niente può davvero controllarti di nuovo.
L’assenza d’identità non è poi tanto una cosa brutta. Senza l’attaccamento ad un’idea , una fede, un posto o proprietà , sono libera di esplorare al di fuori dei soliti impedimenti associati alla famiglia , religione ed aspettative sociali. Il mondo è troppo grande e diverso per limitare la mia mente , la mia fede e la mia vita ad un gruppo , religione , organizzazione o cultura. Se ci fosse un unico dogma con cui vivere , il mio dovrebbe essere “sii sincero con te stesso” . Nonostante la somma totale delle esperienze passate , culturali , religiose e sociali , siano in parte responsabili nel formare le persone che siamo oggi , le stesse non hanno bisogno di definire il nostro futuro.
Forse invece di “da dove vieni?” , la domanda dovrebbe essere “ dove stai andando?”