Dopo l’Avventura

http://servuclean.com/services/floor-restoration-services/ Dopo l’euforia di ogni grande impresa, segue l’inevitabile abbattimento . Esploratori e avventurieri di tutto il mondo sanno di cosa sto parlando. Questo ” abbattimento ” , o ritiro , non ha realmente un nome, ma è davvero deprimente . Mi ritrovavo spesso ad osservare l’orizzonte , nel cielo , senza sapere da quanto tempo lo stavo facendo. È come essere sonnambuli , mai totalmente presenti , mai totalmente svegli. Tutto in un mediocre seppiato. Tutti volevano sapere ” Com’e’ stato ?” . Come potevo spiegare il potere , la scarica dell’essere vivi , di essere connessi ad ogni cosa , semplicemente dell’ “essere” .Mi mancava essere sulla cima di quella montagna . Mi sentivo nostalgica e persa . Afflosciandomi come una pianta lontana dalla luce del sole. Questo intramezzo era noioso. Tutto quello a cui potevo pensare era tornare su quella montagna. Dicono che l’avventura porta dipendenza. Perchè i drogati di adrenalina e di avventura fanno pazzie ? Sono una stirpe particolare , o si sono svegliati un giorno e hanno detto ” fammi provare questa cosa” , e quella cosa é diventata un’altra ed un’altra , all’infinito ? Perchè raggiungere quel livello diventa la loro droga e farebbero di tutto , anche rischiare la morte , per arrivarci .Credo che i molti desideri inconsci di morire siano una specie di sollievo dalle delusioni e dalla mediocrità dell’esistenza. Quando rincorrere quel livello diventa sempre più difficile e l’inerzia della depressione degli intramezzi insostenibile. Loro assalgono le cose , inseguono il rischio , trovano un modo per ergersi nell’aria , anche se significa seguire l’oscurità della strada solitaria. Perchè è vero che quando è completamente scuro vediamo meglio la luce. Ma sto divagando…. Le prime settimane dopo il mio ritorno a casa , non avevo molto da dire. Infatti , avevo problemi nel parlare . Pedalando per il mondo , ero fisicamente sola tutto il giorno , con solo i miei pensieri per compagnia. Ho imparato molto su me stessa in silenzio. Essendo totalmente solitaria , con nessuno e niente su cui contare se non su me stessa, mi sono vista cambiare sempre di più. Ero meno disponibile ai compromessi con me stessa e gli altri , meno capaci di perdonarmi debolezze , meno capace di sopportare le banalità quotidiane a cui ero abituata, meno capace di fare una piccola chiacchierata. Dopo essere stata in silenzio sulla strada , quando finalmente riaprivo la bocca per parlare , iniziavo a notare quante cose senza senso venivano fuori. Quanta poca sostanza c’era nelle parole. Tutti parlavano ma nessuno realmente diceva qualcosa. Non avevo realizzato quanto ero mentalmente esausta .Avevo promesso a me stessa di mantenermi in forma e continuare a pedalare al ritorno . Il mio spirito era volenteroso , ma la mia carne non troppo. Non avrei forzato mai il mio corpo a salire su quella bici. Probabilmente il mio corpo e la mia mente stavano soffrendo una tenue forma di Disturbo da Stress Post Traumatico, dalla tensione degli ultimi 5 mesi.

Kodamachō-kodamaminami Nelle ultime due settimane del giro del mondo , ho raggiunto un punto di totale sfinimento. Il mio corpo era pronto ad abbandonare e avrei potuto collassare in quel momento se mi fossi lasciata andare. Le temperature erano scese fino a -9 gradi al rientro in Italia. Il freddo aveva prosciugato tutta l’energia che mi rimaneva. Mangiavo ogni due ore solo per tenermi calda. La mia faccia era infiammata e rossa dal vento . Quando il mio naso colava , asciugavo sangue. Le mie labbra erano spaccate e secche . Non riuscivo a fermare la tosse. Ma la parte terribile è stato l’assideramento . Indossavo tre paia di calzini e due di guanti , ma in qualche modo il freddo e l’umidità riuscivano a penetrare . Le mie mani e miei piedi hanno iniziato a soffrirne presto , semplicemente non avevo la sensibilità. Quello che sentivo era un lieve dolore che attraversava le mie ossa dalle caviglie fin su le mie ginocchia.

Invece di mantenere il mio solito programma di fermarmi a mangiare dopo circa 100 km , ero forzata a fermarmi ogni 50 km per riscaldarmi e far circolare il sangue nei miei arti di nuovo. Mi fermavo nei bar lungo la strada , ordinando doppia cioccolata calda e ingoiando qualsiasi cibo trovassi. Era come nutrire una fornace morente.Strisciavo furtivamente contro i termosifoni con il mio corpo tremante e le mie dita blu. La luce del giorno era limitata . Ogni giorno qualche minuto in meno, e queste pause necessarie consumavano tempo prezioso.

Rabbrividivo quando toglievo le scarpe alla fine della giornata. I miei piedi non avevano un bell’aspetto . Due delle mie dita erano nere ed il resto erano gonfi e dolorosi geloni, le mie unghia gialle e scolorite. Il giorno dopo , si ricongelavano e le vesciche peggioravano. C’erano solo un paio di migliaio di km ancora , ma sembravano essere 20.000 . Ogni giorno era come una settimana, ogni ora un giorno. Sapevo che era quasi finita , ma sembrava non finire mai. Ero sicura che il mio corpo mi abbandonasse a quel punto. Anche la mia forza di volontà era scomparsa. A quel livello di sfinimento fisico e mentale , ogni piccolo evento sembrava sgonfiarsi di tutte le proporzioni . La più piccola collina sembrava una montagna, una minima raffica di vento un uragano.

Forse è il subconscio ricordo di queste sofferenze al quale il mio corpo sta reagendo negativamente ora. Mike Hall , l’uomo che ha girato il mondo in bici circumnavigandolo in 107 giorni , mi ha detto che ci sono voluti 6 mesi per riprendersi dalla sua impresa e sentirsi di ritornare in sella seriamente . È stato confortante per me. Ho lasciato passare un mese , ma con il prossimo giro in Vietnam a Maggio e la gara Transcontinentale in Europa in Agosto non posso lasciarmi andare troppo . Sono tornata in sella di nuovo, ma ancora prendendola con calma. Tentando di mantenere i muscoli che ho costruito senza degradare il mio corpo e la mia mente.

Più di tutto , sto tentando di riacclimatarmi alla “normalità” . Ci sono giorni in cui sono molto nervosa e stizzata dall’inattività , altri voglio solo lasciare le tende chiuse e stare sotto le coperte . Sto provando in tutti i modi a socializzare con amici ed immergermi nei contatti umani. Penso che tornare sulla bici mi faccia bene. Il mio corpo ha bisogno di stimoli fisici prima che inizi a tirar pugni al muro.Le persone continuano a chiedermi come affronto la “vita normale” di nuovo . Tutto quello che posso dire è : la sto affrontando.